giovedì 14 novembre 2013

DA DOVE VIENE L'OMOSESSUALITA' di Giancarlo Ricci


Tra le principali cause psicologiche che concorrono all’origine dell’omosessualità maschile, molta letteratura psicologica concorda nel ritenere decisivo il tema del padre assente. Per evitare facili banalizzazioni dobbiamo chiederci in che senso dobbiamo intendere questa assenza.


Non si tratta semplicemente di un padre che non è stato presente fisicamente nella relazione con i figli e nella vita della famiglia. Certo, la presenza concreta è importante, spesso essenziale. Ma ci può essere un’altra modalità più sottile in cui il padre risulta assente: accade quando nella parola della madre la figura del padre è stata espunta, umiliata o degradata. In altri termini, se l’istanza del padre non compare nel discorso della madre, significa che per il figlio è come se simbolicamente egli non esistesse. E qui le cose possono di complicarsi.  
Qualora una madre ritenga di poter fare a meno della terzietà rappresentata dal padre, in qualche modo rischia di rendere difficile il processo psichico che accompagna la crescita del figlio, in particolare rischia di ostacolare l’identificazione del figlio con il genere del genitore. Il riferimento a una imago maschile paterna è infatti decisivo in quanto consente al figlio di riconoscersi in quanto maschio e di identificarsi al suo statuto virile, di assumerlo. Invece una madre che situi il figlio quale oggetto d’amore esclusivo e totale, indebolisce o addirittura compromette tale processo di riconoscimento.

Sul versante del figlio, questi avverte immediatamente - talvolta in modo drammatico - di essere chiamato a colmare o completare la mancanza della madre. Se il padre consente questa operazione senza intervenire, è come se abbandonasse il figlio in balìa all’onnipotenza materna. Si attua allora dal parte del figlio verso il padre quella che alcuni psicologi (John Bowlby) chiamano “distacco difensivo”. Molti studiosi (Freud, Klein, Winnicott, Lacan) si sono soffermati sulla constatazione che nella crescita psicologica del bambino è fondamentale che egli possa attuare un’identificazione positiva con la figura maschile. Se questo processo si svolge in modo problematico, l’identità sessuale del figlio può risultare difficile, esposta a una deriva, a un disagio che si manifesterà più avanti in vari modi. Il punto cruciale di solito emerge tra la pubertà e l’adolescenza, cioè in quel momento “di verità” in cui il soggetto incomincia seriamente a fare i conti con il proprio statuto sessuale. 

L’esito di questo complesso processo psichico (chiamato sessuazione) composto da diverse tappe, conduce il soggetto ad assumere, in base a una certa imago di mascolinità, una propria identità sessuale. 
L’esito del processo di sessuazione, dicevamo, conduce all’identità sessuata del soggetto. Tuttavia è essenziale che l’identità venga a definirsi in relazione a un’alterità: occorre cioè che vi sia il riconoscimento dell’esistenza di un altro sesso, dell’eteros come lo chiamavano i greci. Senza questo riconoscimento, l’identità collasserebbe in una forma autoreferenziale che sfocerebbe in un autoerotismo narcisistico. 
  In definitiva la vicenda dell’omosessualità, che si coniuga in forme differenti in base alla vicenda soggettiva, non può prescindere da uno sguardo particolare intorno a ciò che, per un individuo, è stata sua madre e suo padre. Molto dipende dalla “qualità” della presenza paterna. Presenza che è testimoniata dalla parola del padre, dal suo modo di porsi rispetto alla propria funzione, al proprio desiderio di paternità e di trasmissione. Del resto capita che i padri ritengano di dover cedere il passo alle madri, confermando e celebrando l’idea che tra madre e figlio c’è qualcosa di naturalmente simbiotico. Come se il rapporto madre-figlio fosse l’emblema riuscito di una dualità fusionale trionfante in cui la figura  paterna risulterebbe superflua. 
Il rischio qui è che il figlio maschio si identifichi, nel corso dello sviluppo, all’imago materna: si sentirà femmina, frequenterà ragazze, svilupperà una sensibilità femminile. E pertanto sarà interessato ai ragazzi. Freud svolge tale logica evidenziandone la scelta narcisistica in questi termini: il maschietto, identificato con la propria madre, cercherà un altro ragazzo da amare allo stesso modo con cui la madre ha amato lui. In questo caso la posizione omosessuale preferisce il riferimento al codice materno e minimizza la rilevanza simbolica del padre, dinanzi al quale talvolta esibisce il proprio orientamento come una scelta ineluttabile.
La società contemporanea preferisce enfatizzare l’adolescenza, porla come emblema della rinuncia alla responsabilità, assumerla come condizione esistenziale perenne. Il consumismo si estende ai piaceri erotizzati, i quali non possono che essere furtivi, clandestini, estremi. Ciò comporta il prevalere di un immaginario contraddistinto da oggetti e pulsioni parziali che spostano la sessualità sempre più verso una dimensione autoerotica. Parallelamente la relazione con il mondo femminile è sospinta verso l’indifferenza o la degradazione. Queste tendenze, che per alcuni sociologi costituiscono i tratti di una vera e propria mutazione antropologica in atto, rischiano di sostenere la scelta omosessuale su scala sociale e, legittimandola, di farne un paradigma identitario.

1 commento:

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