Indiscutibilmente ci affacciamo sulla soglia di un mutamento antropologico. Mettere in discussione radicalmente la differenza tra i sessi, ritenuto uno dei pilastri simbolici del funzionamento della nostra civiltà, comporta conseguentemente una serie di mutazioni di altri statuti simbolici quali la famiglia, la filiazione, l’identità sessuale, la funzione di padre e di madre, lo statuto di figlio. Mai quanto oggi lo scientismo e in particolare le biotecnologie promettono di poter varcare ogni limite umano e di poter trasformare il corpo in una macchina perfetta. L’ideologia di genere fa propria questa visione, fornendo il corrispettivo immaginario secondo cui un corpo potrebbe assumere qualsiasi identità di genere pur di realizzare il fantasma del godimento perfetto.
A questo punto e dato questo scenario sociale che cosa rimane implicato nel sintomo dell’omosessualità? Quali fili annodano in termini antropologici e culturali la questione dell’omosessualità con i nostri tempi?
La prima implicazione, forse la più densa, sorge da una constatazione: la diffusione dell’omosessualità procede di pari passo con il declino della funzione del padre nelle società a capitalismo avanzato. Là dove la funzione paterna viene svilita o messa al bando, si affaccia la possibilità di una sessualità senza legge simbolica e senza limiti. Come si coniugano allora nei vari contesti sociali, soggettivi e nella relazione con l’altro, le logiche dell’identificazione e della formazione dell’identità di genere? E’ il regno in cui, in materia di identità di genere, tutto è possibile, come indica la sigla acronima LGBT che contiene le varie combinatorie: lesbica, gay, bisessuale, transessuale.
