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lunedì 18 marzo 2013

VERI MATRIMONI di Giancarlo Ricci

I veri matrimoni, quelli auspicati dalla società ipermoderna, hanno una base decisamente concreta e soprattutto un'utilitas. Questo articolo giornalistico, uscito in sordina,  lo dimostra abbondantemente.

     L'ingerenza delle corporazioni, delle industrie e delle governances  in materia di matrimoni gay, di omogenitorialità, di adozioni (e di molto altro), mostrano come i veri matrimoni sono quelli tra il business e l'ideologia gender. E cioè tra la legge del profitto e l'indifferenza in materia di sessualità e di identità sessuale. La nostra epoca che festosamente si compiace del declino del padre, sembra celebrare  cinicamente il trionfo di un "godimento smarrito", barattandolo con un concetto di libertà e di emancipazione in cui tutto è possibile.  
       Siamo stati ottimisti a chiamare gli "studi di genere", finanziati dalle università USA, un'ideologia: si tratta piuttosto di una visione imposta dalla gestione biotecnologica e biopolitica della società. Molto di più di un'ideologia dunque. E' qualcosa che punta a sovvertire l'attuale statuto antropologico della sessualità, dell'identità sessuale, della struttura della famiglia, della vicenda edipica. E ancor di più: ad abolire lo statuto di padre e di madre. E pertanto di figlio. Ma se alla civiltà (Kultur) togliete le parole padre, madre e figlio, essa svanisce, in un soffio. Che cosa resta della soggettività? Con quale storia? Con quale romanzo familiare e con quale memoria? 
       L'appello ai diritti, all'uguaglianza, all'amore, alla battaglia contro l'omofobia e la discriminazione andrebbero letti in altro modo, con altri strumenti, guardando un po' più lontano. Dato che, queste istanze vengono da ben più lontano rispetto a quanto si creda. Vengono da un'altra legge che è quella del profitto, legge che divora le altre leggi e le forgia a proprio uso e consumo.

GIANCARLO RICCI, IL PADRE DOV'ERA. LE OMOSESSUALITA' NELLA PSICANALISI, SUGARCO

lunedì 14 gennaio 2013

OMOSESSUALISMO E MUTAMENTO ANTROPOLOGICO di Giancarlo Ricci


Indiscutibilmente ci affacciamo sulla soglia di un mutamento antropologico. Mettere in discussione radicalmente la differenza tra i sessi, ritenuto uno dei pilastri simbolici del funzionamento della nostra civiltà, comporta conseguentemente una serie di mutazioni di altri statuti simbolici quali la famiglia, la filiazione, l’identità sessuale, la funzione di padre e di madre, lo statuto di figlio. Mai quanto oggi lo scientismo e in particolare le biotecnologie promettono di poter varcare ogni limite umano e di poter trasformare il corpo in una macchina perfetta. L’ideologia di genere fa propria questa visione, fornendo il corrispettivo immaginario secondo cui un corpo potrebbe assumere qualsiasi identità di genere pur di realizzare il fantasma del godimento perfetto. 
A questo punto e dato questo scenario sociale che cosa rimane implicato nel sintomo dell’omosessualità? Quali fili annodano in termini antropologici e culturali la questione dell’omosessualità con i nostri tempi? 



La prima implicazione, forse la più densa, sorge da una constatazione: la diffusione dell’omosessualità procede di pari passo con il declino della funzione del padre nelle società a capitalismo avanzato. Là dove la funzione paterna viene svilita o messa al bando, si affaccia la possibilità di una sessualità senza legge simbolica e senza limiti. Come si coniugano allora nei vari contesti sociali, soggettivi e nella relazione con l’altro, le logiche dell’identificazione e della formazione dell’identità di genere? E’ il regno in cui, in materia di identità di genere, tutto è possibile, come indica la sigla acronima LGBT che contiene le varie combinatorie: lesbica, gay, bisessuale, transessuale