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mercoledì 24 settembre 2014

"FAMIGLIE" GAY GONFIATE NEI CENSIMENTI. Di Roberto Volpi


Pubblichiamo l'importante articolo di Roberto Volpi "Tutte quelle coppie gay (con figli) sparite dal censimento, o forse mai esistite", tratto da Il Foglio del 23 sett. 2014. Illuminante.

Un mucchio di baggianate. Ecco di cosa abbiamo discusso, ed ecco del resto che cosa hanno tentato di rifilarci: un muc- chio di baggianate. In tutti questi anni di dibattito ideologico e di forzature politiche in vista di rivoluzioni legislative, era sembrato che le coppie omosessuali, gay e lesbiche, fossero un fatto ma che dico ordinario, ma che dico normale: proprio in spolvero, irresistibile e irreversibile, avviate a fare sfracelli e a sostituirsi in ogni città e cittadina ed enclave del nostro pae- se alle ormai declinanti e irrecuperabilmente démodé schiere delle coppie eterosessuali.


E invece? E invece ci vuole un po’ di pazienza e andare sul data-base Istat del censimento 2011, e fare un po’ (ma mica poi tante) di interrogazioni. Dunque.
Risultato della prima interrogazione: 16 milioni 648 mila nuclei familiari, di cui due milioni e 651 mila famiglie monogeni- toriali (un solo genitore più figli) e 13 milioni 997 mila coppie con e senza figli. Risultato della seconda interrogazione: poco meno di 13 milioni 990 mila coppie con o senza figli formate da un uomo e una donna e 7.591 – dicasi 7.591 – coppie con o senza figli formate da persone dello stesso sesso. In altre parole: una manciata di coppie/famiglie omosessuali gay o lesbiche ufficialmente affioranti come relitti di un naufragio tra i milioni e milioni di coppie eterosessuali. 


Avverte tuttavia l’Istat che “i dati relativi alle coppie dello stesso sesso sono sottostimati e si riferiscono solamente alle coppie dello stesso sesso che si sono dichiarate. Molte persone in questa situazione hanno preferito non dichiararsi nonostante le raccomandazioni”. Ok, d’accordo, “molte persone” omosessuali hanno fatto questa scelta del silenzio. Non proprio il massimo, per l’ideologia gender, una tale conclusione, dopo tanto esibito orgoglio, ma tant’è. E però sembra assai difficile supporre che per ogni coppia omosessuale censita ce ne siano, mettiamo, dieci o magari venti sfuggite al censimento, perché nell’eventualità ci sarebbe di che chiedere il subitaneo smantellamento del cen- simento stesso.


Dunque, fate i vostri calcoli. E vedrete che siamo pur sempre dalle parti di una piena marginalità. Fine dei giochi. E che nessuno si azzardi da ora fino al prossimo censimento a buttar lì cifre così per fare, nella convinzione che tanto nessuno te le contesterà mai. Perché invece proprio questo fanno i dati del censimento, che non solo certe cifre le contestano ma affibbiano uno schiaffone alla magniloquenza gay di quelli che lasciano un segno sulla guancia destinato a durare.
E veniamo al punto due. Peggio del primo, se possibile, per le così proclamatorie organizzazioni gay. Figli in coppie di que- sto tipo: 529 – dicasi 529. Uno ogni 14 coppie censite. Insomma, pochissime coppie e niente figli. Ci avevano assicurato, proprio quelle stesse organizzazioni, almeno 100 mila. Centomila figli in famiglie omosessuali e lesbiche. Quelli censiti sono duecento volte di meno. E di nuovo: magari l’I- stat ha, per la stessa ragione di cui sopra, sottostimato i figli nella proporzione di dieci o venti a uno. Ma ci si fermerebbe pur sempre a 5 mila figli, 10 mila alla più lunga, se anche così fosse, anni luce distanti dai tanto reclamizzati 100 mila. 
Salta alla mente il titolo di un romanzo di Hans Fallada – lo scrittore tedesco dei tempi del nazismo che scrisse anche “Ognuno muore solo”, il più bello e importante libro sulla resistenza tedesca – “E adesso, pover’uomo?”. Già, e adesso come la mettiamo? Come la metteranno tutti quelli che non si sono peritati, in questi anni, di cercare di ammannirci una realtà di sessualità ormai del tutto ibrida, confusa, mischiata, indifferenziata, risucchiata e frullata nel calderone anarchico e ribollente del “tutto meno della insipida etero- sessualità”? Ed ecco che le coppie italiane risultano eterosessuali al 99,95 per cento, secondo il censimento. Forse la proporzione vera è attorno al 99 per cento. Inferiore no di certo. Perché se fosse inferiore, significherebbe che ci sono almeno 150 mila coppie omosessuali ufficialmente conviventi sotto lo stesso tetto (pari, appunto, a poco più dell’uno per cento dei 14 milioni di coppie), venti e passa volte quelle che non hanno avuto timore a dichiararsi tali. Una “foto” letteralmente in guerra con quelle dell’ufficialità gay. E invece i dati non si possono tirare più di tanto. Quelli ufficiali meno ancora. E non si può far finta che non ci siano. O che, essendoci, non significhino poi molto. Ci sono e significano. Non molto, di più.


mercoledì 19 febbraio 2014

PADRE, MADRE, FIGLIO intervista a Giancarlo Ricci

Pubblichiamo alcuni passi dell'intervista di Benedetta Frigerio 
a Giancarlo Ricci, uscita su TEMPI il 16.2.14
Per leggere l'intervista completa vai a:



Il 33 per cento dei giovani italiani, tra i 18 ai 30 anni, rispondendo alle domande del questionario dell’Istituto Toniolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha risposto che il loro punto di riferimento primario è la madre. La ricerca, presentata in occasione del XIII Congresso della Cei per la pastorale giovanile, mette al secondo posto i ragazzi che si affidano agli amici (26 per cento), al terzo quelli che confidano nei partner (14). Mentre solo il 9 per cento pensa che la figura di riferimento sia il padre. Per lo psicanalista Giancarlo Ricci, autore del libro Il padre dov’era, lo spaccato che emerge è «più allarmante di quanto sembri: oggi la figura del padre è venuta meno e di conseguenza anche quella della madre e del figlio. Senza padri che siano tali, i figli non imparano la strada per raggiungere il massimo a cui ogni essere umano aspira. Non a caso, siamo pieni di giovani stanchi che si accontentano di soddisfare compulsivamente voglie parziali». Con un esito terribile: «Il godimento senza limiti ci porta alla morte».

Ricci, da dove nasce questo attaccamento prevalente alla madre?
  Dall’imbroglio del femminismo: per sfuggire ai famosi padri padroni, anziché cercare il vero volto del padre, lo si è cancellato. Nella nostra epoca si assiste infatti a un indebolimento crescente della figura paterna. Non è un assenza solo fisica, ma della natura maschile svilita e quindi incapace di porre dei limiti, innanzitutto al rapporto tra il figlio e la madre altrimenti simbiotico: questa la funzione normativa necessaria nella struttura di sviluppo edipica del bambino. Per descrivere cosa intendo uso la figura sapienziale dell’Eden in cui Dio, padre buono, dice ai suoi figli: «Potete mangiare tutti i frutti tranne uno». Non perché quell’albero abbia le mele più buone ma perché se la creatura cerca di farsi creatore, se non dipende da ciò per cui è fatta, si snatura e si fa del male. Allo stesso modo senza limiti paterni che vietino la simbiosi, il rapporto madre e figlio diventa incestuso. Il bambino sarà dipendente da lei e, ricattato, sarà incapace di allontanarsi da chi lo ha cresciuto per riempire il suo vuoto. Un figlio così crescerà incapace di amare un’altra donna. Ecco l’omosessualità dilagante. Pasolini in una poesia intitolata “Supplica a mia madre” scrisse: «Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:/è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia./ Sei insostituibile. Per questo è dannata/ alla solitudine la vita che mi hai dato./ E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame/d’amore, dell’amore di corpi senza anima».

Questa assenza di limiti quali conseguenze patologiche genera? 
      Il godimento mortifero compulsivo, come la dipendenza dalla droga, dal cibo, dal sesso e dalla pornografia. Se nella vita psichica oltre al piacere non si accetta il dispiacere, la frustrazione e l’attesa si cerca di soddisfare tutto subito. Ma, siccome non è possibile appagare il desiderio umano in un istante, si finisce per accontentarsi di qualcosa che non basta. Si pensi alla pornografia. È facilissimo trovare giovani depressi e demotivati che cercano una soluzione immediata nella pornografia. Mi dicono: «Qualsiasi fantasia mi venga la inseguo: mi metto in chat e il mio desiderio si realizza subito, ma poi mi sento a terra e vorrei sprofondare in un abisso». Evitano il rapporto più faticoso, ma veramente appagante, con una donna reale. Ma i danni sono anche civili: dalla riduzione del desiderio sessuale ai soli atti sessuali dipende anche la mancanza di bellezza e creatività che si riscontrano nella nostra società. Non sappiamo più costruire cattedrali, comporre musica, dipingere opere d’arte perché non sublimiamo più la sessualità con ogni attività. 


Cosa pensa di quello che potrebbe accadere se fosse legalizzata l’adozione da parte di coppie dello steso sesso?

L’assenza del padre che guarda al figlio come maschio capace di guidare e proteggere e della madre che guarda la figlia come femmina capace di accogliere, toglie al bambino la possibilità di avere un’identità precisa e limitata. Ecco perché abbiamo gente sempre più fragile, con poco amor proprio, con una bassa stima di sé, incapace di accettare rimproveri, fatiche e quindi di ottenere risultati appaganti. I sentimenti amorevoli non bastano a crescere figli sani.


Sostituire il padre e la madre con l’espressione "genitore 1" e "genitore 2" che conseguenze comporta?

Il padre come simbolo di tradizione, autorità e discendenza è sempre stato centrale nella nostra civiltà. Noi portiamo il nome del padre a fianco del nostro. Il diritto romano, perno dell’edificio della grande civiltà europea, è tutto incentrato sulla figura paterna. Ecco perché le nuove ideologie nate dal rifiuto dal padre, come quella femminista e quella del gender che da essa discende, cercano di smantellare il diritto romano. La conseguenza è la dittatura del desiderio senza limiti e dagli effetti mortiferi che sono sotto gli occhi di tutti.