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lunedì 10 marzo 2014

DA DOVE I FINANZIAMENTI ALLE REALTA' GAY? di Paolo Ferrario


Pubblichiamo l'articolo di Paolo Ferrario
uscito su l'Avvenire del 22.2.14 con il titolo 
"Dall'Unar 250mila euro a realtà gay".
Vai all'articolo:
Hanno provocato l’indignazione di famiglie ed insegnanti e un terremoto ai vertici dell’Unar, l’Ufficio antidiscriminazioni razziali del Dipartimento per le Pari opportunità, il cui direttore Marco De Giorgi, si è visto recapitare una formale nota di demerito da parte del viceministro al Lavoro, con delega alle Pari opportunità, Maria Cecilia Guerra. 
Il provvedimento, ha specificato la stessa Guerra in un nota, è stato assunto perché De Giorgi non l’aveva informata dell’«ampia diffusione» nelle scuole degli opuscoli “Educare alla diversità di genere”, predisposti dall’Istituto “A.T. Beck”, dietro compenso di 24.200 euro saldato dall’Unar. Ad indignare i destinatari e provocare la dura reazione del governo, sono stati i contenuti dei tre libretti (per elementari, medie e superiori), orientati a indirizzare l’attività didattica secondo l’ideologia del gender e le tematiche Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali).
Questo materiale non è frutto di un’iniziativa estemporanea
ma soltanto uno dei molteplici effetti pratici della “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, messa a punto dall’Unar su preciso mandato dell’allora ministro del Lavoro, Elsa Fornero, di cui Guerra era sottosegretario. La direttiva generale per la «definizione dei contenuti» della Strategia risale al 16 aprile 2013, due settimane prima della scadenza del governo Monti.Tra le indicazioni contenute, una riguarda la «governance per l’attuazione della Strategia» che, si legge nel documento, «richiederà la necessaria collaborazione non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni centrali, a vario titolo coinvolte, e delle parti sociali».

Nel gruppo nazionale di lavoro per la definizione della Strategia, la parte del leone l’hanno però fatta le associazioni gay e Lgbt, presenti con ben 29 rappresentanti a un tavolo dove, invece, non è stato nemmeno invitato il Forum delle famiglie, che pure rappresenta oltre tre milioni di nuclei. Eppure, nella scheda assegnazione obiettivi del Dipartimento Pari opportunità, la definizione e attuazione della Strategia è inserita alla voce “Diritti sociali, politiche sociali e famiglia”.


Insomma, la famiglia è stata inclusa tra i destinatari di un provvedimento su quale non ha potuto esprimere alcun parere preventivo. Un chiaro esempio di politica a scatola chiusa. E a senso unico. Costata, a tutti, anche a chi non ha avuto la possibilità di intervenire, 300mila euro di risorse pubbliche.