Pubblichiamo l’articolo dello scrittore Antonio Scurati “La crescente malinconia omosessuale” uscito su “La Stampa” del 28.5.13.
Dalla premiazione al Festival di Cannes del film che racconta la storia di un amore lesbico al gesto suicida dello storico Dominique Venner in Notre Dame a Parigi: “Ci ritroviamo tutti - osserva Antonio Scurati - qualunque siano le nostre idee e i nostri sessi, nel chiaroscurale travaglio culturale
attraverso il quale l'essere umano genera se stesso
in una storia aperta al rischio e al fallimento”
attraverso il quale l'essere umano genera se stesso
in una storia aperta al rischio e al fallimento”
"Vivere liberamente, esprimersi liberamente, amare liberamente”. Lo ha proclamato Abdile Kechiche dal palco del Festival di Cannes ricevendo la Palma d'oro per «La vie d'Adèle», storia di amore lesbico tenero e appassionato tra due giovani donne. Mentre in Costa Azzurra si celebrano i fasti cinematografici dell'amore lesbico in scintillanti serate a inviti, a Parigi, centinaia di migliaia di persone affollano la Spianata degli Invalidi per protestare contro la legge che elimina ogni riferimento all'identità sessuale dal codice civile, e con esso il concetto di padre e di madre. Tutti «invalidi» mentali e sentimentali questi angosciati oppositori del libro amore?
Abbiamo, dunque, da un lato i seguaci dello scrittore Dominique Venner, il vecchio kamikaze d'Occidente feroce e delirante che, vestito di tutto punto, si spara un colpo al cuore sull'altare di Notre Dame per protestare con la propria morte contro i matrimoni gay e, dall'altra parte, le fanciulle in fiore che si amano liberamente sulla croisette di Cannes esaltate nello splendore giovanile dei loro corpi nudi dal regista franco-tunisino emancipatesi dall'oscurantismo islamico per convertirsi al radioso progressismo occidentale? Temo di no, temo che sarebbe un errore abbandonarsi alla consolante contrapposizione tra vecchi e giovani, progressisti e reazionari, liberi (buoni) e cattivi (da captivus, che è fatto prigioniero in guerra e vive in servitù). Posto in questi termini, il trionfo cinematografico dell'amore lesbico rischia di essere l'ennesimo lavacro per la falsa coscienza di un Occidente decadente votato a un progressismo di facciata.
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| Disegno di Francesca Magro, 2009 |
Questa pregiudizievole contrapposizione tra liberi e cattivi si prolunga, nel dibattito giornalistico, in quella tra natura e cultura. Da un lato ci sarebbero i retrivi, ottusi sostenitori dell'idea che i ruoli sessuali si fonderebbero su una fantomatica «natura umana» e dall'altro gli alfieri della illuminata consapevolezza riguardo al fatto che i generi sessuali sono frutto di processi culturali. Se, però, abbandoniamo questa versione caricaturale, ci ritroviamo tutti, qualunque siano le nostre idee e i nostri sessi, nel chiaroscurale travaglio culturale attraverso il quale l'essere umano genera se stesso in una storia aperta al rischio e al fallimento.

