Riportiamo la recensione di Giuseppe Bonvegna "Il vero desiderio dell’uomo smaschera l’ideologia gender” (ilsussidiario.net,26.5.2013) http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2013/5/26/LETTURE-Il-vero-desiderio-dell-uomo-smaschera-l-ideologia-del-gender/396587/
al libro di MARIO BINASCO La differenza umana. L’interesse teologico della psicoanalisi (Cantagalli Ed., Siena)
al libro di MARIO BINASCO La differenza umana. L’interesse teologico della psicoanalisi (Cantagalli Ed., Siena)
"Il volume La differenza umana in certe parti sembra concepito per addetti ai lavori, vale a dire con la finalità di aiutare gli operatori di cure psicologiche (o anche semplicemente di relazioni d’aiuto) a far bene il loro lavoro tenendo conto di tutti fattori in gioco.
Non sono esperto del settore, ma credo che Mario Binasco [psicoanalista di scuola lacaniana, docente al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II e tra i fondatori dell’ICLeS] abbia in mente una relazione d’aiuto o di cura aliena da qualsiasi tentazione tecnicista: essa vuole guardare all’umano in tutti i suoi fattori, nella consapevolezza che il problema dell’uomo (per dirla con Martin Buber) non sempre è risolvibile con un farmaco che “curi” (o piuttosto modifichi) uno solo degli immaginari compartimenti stagni dei quali si presume che l’essere umano sia la sommatoria.
No, l’uomo, come diceva sant’Agostino, è una grande questione e come tale merita di essere trattato. Una cura soggettiva che smarrisse questa consapevolezza sarebbe destinata al fallimento. Il desiderio, infatti, secondo Binasco, «non è del tutto opaco all’analisi» (p. 23), la quale, attraverso il suo metodo e i suoi dispositivi pratici, riscopre «proprio ciò che della realtà umana è stato più difficile includere nel discorso scientifico moderno, la soggettività» (p. 17).E allora si capisce in che senso, secondo l’autore, il sesso unisce gli animali e non gli uomini: c’è, nell’umano, un orizzonte di simbolizzazione e di significato che trascende la materialità con la quale però ci permette di confrontarci, e che obbliga, volenti o nolenti, a considerare la sessualità come un’azione che diventa violenza se non è il risultato dei conti fatti col sesso all’interno di quell’orizzonte.
Non sono esperto del settore, ma credo che Mario Binasco [psicoanalista di scuola lacaniana, docente al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II e tra i fondatori dell’ICLeS] abbia in mente una relazione d’aiuto o di cura aliena da qualsiasi tentazione tecnicista: essa vuole guardare all’umano in tutti i suoi fattori, nella consapevolezza che il problema dell’uomo (per dirla con Martin Buber) non sempre è risolvibile con un farmaco che “curi” (o piuttosto modifichi) uno solo degli immaginari compartimenti stagni dei quali si presume che l’essere umano sia la sommatoria.
No, l’uomo, come diceva sant’Agostino, è una grande questione e come tale merita di essere trattato. Una cura soggettiva che smarrisse questa consapevolezza sarebbe destinata al fallimento. Il desiderio, infatti, secondo Binasco, «non è del tutto opaco all’analisi» (p. 23), la quale, attraverso il suo metodo e i suoi dispositivi pratici, riscopre «proprio ciò che della realtà umana è stato più difficile includere nel discorso scientifico moderno, la soggettività» (p. 17).E allora si capisce in che senso, secondo l’autore, il sesso unisce gli animali e non gli uomini: c’è, nell’umano, un orizzonte di simbolizzazione e di significato che trascende la materialità con la quale però ci permette di confrontarci, e che obbliga, volenti o nolenti, a considerare la sessualità come un’azione che diventa violenza se non è il risultato dei conti fatti col sesso all’interno di quell’orizzonte.
Checché ne dica il bigottismo fintamente moderno dei cantori dell’ideologia del gender, i quali non possono non finire per considerare l’attività sessuale come un qualcosa di non umano, paradossalmente proprio per un eccesso di arbitrio “umano”: sostenere, infatti, (come fa la “gender theory”) una non dipendenza dell’elaborazione dell’identità sessuale dal possesso reale di determinati organi sessuali significa sostenere che il corpo non è più un riferimento e una “pietra d’inciampo” reale da cui dipende la complessa “sessuazione” (termine lacaniano usato dall’autore) degli individui, e si può pensare di trattarlo in modo del tutto arbitrario come un mero oggetto di consumo.


