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lunedì 12 settembre 2016

L'UTERO IN SUBAFFITTO. Intervento di Claudio Risè


Pubblichiamo l'intervento di Claudio Risè "Femministe contrarie all'utero in affitto. Ma non si deve dire", pubblicato su Il Giornale.it il 22.8.2016.   Vai a:

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/femministe-contrarie-allutero-affitto-non-si-deve-dire-1298140.html

Claudio Risè, psicanalista e pubblicista, è autore di diversi libri tra cui: Sazi da morire. Malattie dell'abbondanza e necessità della fatica, San Paolo 2016



Nello stanco scenario della tarda modernità c'è un solo mercato in continuo sviluppo, che garantisca da subito utili a doppia e tripla cifra, anche con investimenti relativamente bassi. Per avviare l'attività basta infatti un sito internet per raccogliere gli ordini e un bi/trilocale dove consegnare la «merce». Si tratta del tile della maternità surrogata o sotto quello, più tecnico e misterioso, della gestazione per altri, GPA.

Per spianare la strada al mercato (un giro d'affari globale di 10 miliardi di dollari, in fortissima espansione) si è cercato di presentarlo come una conquista delle donne, appoggiata dal mondo femminista. Ma non è così. Si era già visto in Francia, dove la campagna contro l'utero in affitto è stata guidata con grande forza argomentativa dal Sylviane Agacinski, femminista e filosofa (anche moglie dell'ex primo ministro socialista Lionel Jospin), che ripete da anni: «La madre surrogata è la nuova schiava. Ma la sua schiavitù è mascherata dal progresso tecnologico». Donne (anche gruppi omosessuali) erano inoltre gran parte dei partecipanti (e leader) delle enormi Manif pour tous contro la legge della ministra Taubira, che legalizzava i matrimoni omosessuali e le nascite all'estero attraverso GPA.
L'avversione femminile all'utero in affitto, che potrebbe rendere più difficile la legalizzazione in Europa di questo nuovo e fiorente mercato, viene però nascosta nella politica e nei media (soprattutto a sinistra) dalla frettolosa promozione della maternità surrogata, lanciata con le parole chiave: progresso, realizzazione dei desideri, benessere delle donne.
Balle colossali, dicono ora anche in Italia due libri molto documentati sull'argomento. Quello, emozionato e assai caldo, della giornalista femminista Marina Terragni (autrice di Temporary Mother. Utero in affitto e mercato dei figli, Vanda epublishing) e quello più pacato della filosofa e esponente femminista Luisa Muraro (con L'anima del corpo. Contro l'utero in affitto, Editrice La Scuola), che ha bruciato la prima edizione in poche settimane. 
A indignare Terragni è, come lei dice con chiarezza, che nella GPA «si fa scomparire la madre per contratto in cambio di soldi, precostituendo quello che la creatura vivrà come un abbandono». A sparire sono poi addirittura entrambe le madri, quando gli ovuli impiantati nell'utero affittato vengono anch'essi comprati, da una donna diversa o da un maschio.
Cosa vuol dire poi «maternità surrogata», si chiedono sia Terragni che Muraro, e non per oziosa curiosità filologica. «Surrogato», risponde Terragni, vuole dire «al posto di». Si intende che «la gestante è solo una temporary mother in sostituzione della vera madre, che è la madre genetica (che ha fornito l'ovulo fecondato) o anche solo la madre intenzionale». L'eufemismo della maternità surrogata è dunque solo l'impossibile tentativo (puramente lessicale) di presentare «un ordine simbolico là dove si è creato un formidabile disordine». Muraro poi incalza: «Voi siete i surrogati»! Surrogati sono «quelli che sostituiscono la donna, madre della creatura». Quelli che «realizzano il loro desiderio, facendolo passare per esigenze che hanno creato loro stessi, separando la creatura da sua madre».
Nella realtà, sotto i diversi eufemismi, il grande rischio di questa separazione è di liquidare la maternità, sostituita dal mercato e dalle varie tecnologie riproduttive. E qui le femministe che sostengono il significato della differenza tra femminile e maschile, come appunto Terragni e Muraro, e le altre della Libreria delle donne di Milano e del gruppo Diotima di Verona (e altri) non ci stanno. Terragni protesta, da donna e femminista, contro l'attuale «sinistra trattativista e iperrealista, disponibile a sacrificare buona parte dei valori fondamentali» (e cita il rispetto della dignità umana, il rifiuto dello sfruttamento, l'opposizione alla deriva neoliberistica), «in cambio di sempre nuovi diritti». Le pagine sul dirittismo e le sue follie sono tra le più sferzanti e (pur nell'aspetto horror del quadro complessivo) anche divertenti, come quando cita il parere di una bioeticista, la quale sostiene un «diritto alla nascita» di un bambino neppure concepito, ma tuttavia programmabile con contratto di utero in affitto. Con vistosa contraddizione tra i diritti da riconoscere al bambino che non c'è, ma intanto negati all'embrione che già esiste.

giovedì 11 aprile 2013

IL PADRE TRA LIBERTA' E DONO


Il libro  IL PADRE. LIBERTA' - DONO 
di CLAUDIO RISE' (Edizioni Ares) ripropone il tema del padre nella sua imprescindibile istanza simbolica. Pubblichiamo qualche passo dalla sua Premessa 
(cfr. intervista su "Tempi") 
http://www.tempi.it/rise-mancano-i-padri-che-ci-mostrino-il-senso-e-la-strada-ma-dalle-nostre-ferite-possono-rinascere#.UWbB-3DqMfl 
e qualche passo della Prefazione di Pietro Barcellona
http://www.ares.mi.it/index.php?pagina=primo_piano&e=774


Il diritto non lo produce il «padre», ma il legislatore, che come vedremo in questo libro non ha attualmente per lui nessuna simpatia. È quindi ora di sfilare il padre dalla pesante responsabilità del diritto della modernità, prodotto da Stati e sistemi nazionali e internazionali fortemente burocratici e quindi ostili a un’autentica libertà personale. Il padre non è certo il nume tutelare della riproduzione umana in laboratorio
L’altra visione, quella di una paternità profonda, iscritta nella psiche di uomini e donne, e autonoma dalla figura del padre biologico (che tuttavia può vantaggiosamente ispirarvisi), vede invece il Padre come operatore di libertà. Egli è inoltre testimone di un «altrove» (uno spazio psicologico diverso da quello dell’immediatezza), dove si trovano le sorgenti della vita, della forza paterna e anche quelle necessarie allo sviluppo del figlio.
Questa libertà donata dal Padre transpersonale e archetipo attiva energie e direzioni non necessariamente coincidenti con il pur importante campo biologico e il padre naturale che lo rappresenta. In questo altro senso il Padre è per l’individuo una risorsa personale di carattere simbolico cui egli istintivamente si rivolge, innanzitutto con il pensiero e il sentimento, quando la sua libertà è in pericolo. Egli percepisce allora la necessità di entrare in contatto con un diverso spazio psicologico, spirituale, simbolico e affettivo che lo metta al riparo delle insidie, anche psichiche e spirituali, che avverte sul piano della realtà immediata. Dalla quale dunque desidera prendere distanza.
Dalla Prefazione di Pietro Barcellona:
      Condivido questo abbozzo di analisi delle patologie individuali e collettive della gioventù contemporanea ma sono convinto che tra i fattori che ne stanno determinando i processi non ci sia soltanto l’attacco alla figura paterna, ma anche alla stessa idea di coppia umana. La sensazione che ho esposto in altri scritti miei è che i giovani oggi abitano una terra di nessuno dove non ci sono più leggi né principi perché è venuta meno la riferibilità dei comportamenti a modelli normativi umani maschili e femminili che possono strutturare processi di trasformazione oltre il puro stadio pulsionale.